
Dea della saggezza e delle arti, Atena brillava come una figura imponente e solenne, guerriera castissima e protettrice degli eroi che sceglieva con il suo favore: Achille, l’impetuoso, e Ulisse, l’astuto. Alla sua città diede il nome, Atene, di cui fu per sempre custode e guida.
Immagine e simboli
La sua immagine era quella di una dea armata: elmo sul capo, la visiera sollevata a mostrare la sua bellezza serena, corazza scintillante, scudo al braccio e lancia in pugno. Ma accanto al volto marziale, Atena custodiva quello domestico e artigianale: dea dei tessitori, degli orafi, dei vasai e dei sarti, veniva raffigurata talvolta con la lancia in una mano e il fuso o la ciotola nell’altra. Ai mortali donò le briglie per domare i cavalli, insegnò a costruire aratri e gioghi, rastrelli e carri. Il suo dono più prezioso, simbolo di pace e prosperità, fu l’ulivo, che divenne emblema di Atene.
Animale a lei sacro era la civetta, uccello dagli occhi grandi che veglia nella notte: sguardo vigile e profondo, simbolo della saggezza che scruta oltre le apparenze. Sul bordo della sua veste si intrecciavano serpenti, a ricordare l’ambivalenza della conoscenza, sempre a metà tra luce e oscurità.
Atena era la dea della strategia e della razionalità: nei conflitti sapeva tessere piani sottili, nelle arti insegnava la precisione e l’abilità. In lei l’intelletto dominava l’istinto, la volontà piegava la natura selvaggia per trasformarla in città e civiltà. Il suo spirito viveva tra le mura, nel cuore urbano, lontano dai boschi e dalle lande indomite.
Origini e mito
La sua nascita fu singolare: uscì armata e adulta dalla testa di Zeus, lanciando un potente grido di guerra. Questo legame d’origine segnò per sempre la sua fedeltà al padre e al principio patriarcale. Nel primo processo della letteratura occidentale, narrato da Eschilo nelle Eumenidi, Atena scelse di schierarsi con Oreste, assolvendolo dall’omicidio della madre Clitemnestra e confermando la supremazia della paternità sulla maternità. In quell’atto, sancì la vittoria del principio maschile, del diritto e della legge sulla potenza arcaica del sangue materno.
Eppure Atena non era soltanto luce di saggezza. I miti conservano un lato più cupo della dea, capace di collera implacabile. Secondo una versione del mito, l’indovino Tiresia la sorprese mentre si bagnava nuda in una sorgente sul monte Elicona: la dea, furibonda per quell’occhio profano che aveva violato la sua intoccabile verginità, lo accecò senza pietà. Zeus, per compensare la crudeltà della figlia, donò a Tiresia il dono della preveggenza. In questa vicenda Atena si rivela non solo come custode della ragione, ma anche come potenza minacciosa, pronta a difendere con durezza la propria integrità.
Così Atena appare nella sua ambivalenza: custode della civiltà e della ragione, ma anche potenza temibile, che punisce chi viola i suoi confini o la mette in discussione. Dea che illumina con la saggezza e, nello stesso tempo, acceca con la sua ira; che costruisce città e leggi, ma non esita a infliggere crudeltà a chi osa sfidarla.
La Donna Atena
Come la dea che la ispira, la donna Atena vive guidata dalla mente più che dal cuore. La sua bussola è la logica, la chiarezza razionale che le permette di muoversi con decisione e senza incertezze. Predilige la compagnia degli uomini e si trova a suo agio nelle sfere del potere e dell’azione, dove la forza del pensiero strategico prevale sull’emotività. In lei raramente si trovano romanticismo o idealismo: è fedele a ciò che è concreto, tangibile, regolato da norme e strutture chiare.
La sua lealtà verso l’uomo che sceglie di seguire è incrollabile. È capace di riconoscere e sostenere i vincenti, mentre mostra poca compassione per i falliti, i ribelli o gli oppressi. La donna Atena non ama i sognatori, non sopporta gli sciocchi: il suo sguardo lucido distingue ciò che ha valore da ciò che considera vano.
Come la dea, vive soprattutto nella mente e spesso resta distante dal corpo e dai suoi desideri. Non ama il gioco della seduzione, né i piaceri sensuali: preferisce la sobrietà e la misura, incarnando il principio del “giusto mezzo”. Uno dei suoi tratti più evidenti è il portare una sorta di corazza: difese intellettuali che la proteggono dal dolore, proprio e altrui, rendendola impenetrabile. Lo studio e il lavoro sono i terreni fertili in cui l’archetipo di Atena si esprime con più forza. Ogni disciplina appresa, ogni compito svolto con rigore evoca la sua presenza.

Aspetto distruttivo
Ma il volto severo della dea può rivelarsi anche nel suo lato ombroso: la Gorgone, simbolo della mente che immobilizza. Con il potere dello sguardo, la donna Atena può pietrificare chi le sta accanto, congelare spontaneità e creatività, spegnere vitalità e gioco. Così la sua razionalità diventa lama che taglia via ogni delicatezza spirituale o interrogativo morale, che per altri è invece essenziale.
La donna Atena è, dunque, immagine di lucidità e disciplina, ma anche di freddezza e distanza. Un archetipo che dà ordine e stabilità, ma che per ritrovare calore e umanità deve imparare a lasciare spazio alla vulnerabilità e al sentire.
Immagine: Urjaniasana

