
Garante dell’unione sacra del matrimonio, Era incarnò anche l’aspetto della moglie gelosa e vendicativa che riversava la propria collera non sul marito, ma sulle rivali, esse stesse vittime dell’appetito sessuale di Zeus.
Immagine e simboli
Splendente, regale e maestosa, Era siede come regina tra gli dèi, consorte di Zeus e custode del matrimonio. I poeti la descrissero come la dea dagli occhi bovini per la profondità e la bellezza del suo sguardo. A lei appartengono simboli antichi e potenti: la mucca, immagine di fecondità; il giglio, fiore nato dal suo latte divino; il pavone, con la sua coda “tutta occhi”, emblema della sua costante vigilanza; e la Via Lattea, che la tradizione pre-ellenica riconduceva al flusso di latte proveniente dal seno della Grande Dea, regina del cielo.
Il mito
Nella sua figura convivono opposti: Era fu onorata nei riti come dea del matrimonio, garante dell’unione sacra, ma la voce di Omero la tramandò come moglie bisbetica, gelosa, vendicativa. Nei miti, il suo incontro con Zeus porta il segno dell’ambivalenza: il dio si trasformò in un uccellino tremante e, posandosi sul suo petto, vi trovò rifugio. Ma quando abbandonò il travestimento e tentò di possederla, Era resistette, cedendo solo dopo aver ottenuto la promessa di matrimonio.
Il mito racconta di una luna di miele durata trecento anni. Poi Zeus tornò a inseguire altre donne. Allora la furia di Era non si abbatté sul marito infedele, ma sulle rivali e sui figli nati da quegli amori, che perseguitò con determinazione. Era non era solo moglie tradita: era potenza che agisce, dea che reagisce con collera e vendetta, ma che a volte sceglieva anche il silenzio e la distanza. Alcuni racconti la descrivono in viaggio ai confini del mondo, avvolta da cupezza, lontana dal consesso degli dèi, separata da tutti.
Il culto di Era
Il culto di Era si celebrava in tre grandi santuari a lei consacrati, legati al ciclo annuale e ai momenti fondamentali della vita femminile. In primavera la dea era venerata come Era Parthenos, la fanciulla, simbolo di purezza e di rinnovamento: un bagno rituale le restituiva simbolicamente la verginità. In estate e in autunno era celebrata come Era Teleia, la sposa perfetta e realizzata, attraverso il rito del matrimonio sacro. Infine, in inverno, diventava Era Chera, la vedova, e si metteva in scena il litigio con Zeus, che la portava a ritirarsi e a nascondersi. In questo modo venivano ritualizzati i tre stadi fondamentali della vita di una donna – verginità, unione, separazione – restituendo a Era un ruolo universale di custode delle trasformazioni femminili.
La Donna Era
Nella donna Era vive il richiamo antico al legame, al vincolo sacro che unisce due destini. È l’archetipo del matrimonio, della fedeltà e della capacità di rimanere, di sopportare le tempeste e oltrepassarle al fianco di un compagno. In lei, il desiderio di nozze non è solo sociale: è rito, è sacralità, è il sogno di completezza attraverso l’unione mistica del “matrimonio sacro”. Quando, raggiante, percorre la navata verso lo sposo, la sua figura evoca la dea antica che si riconosce nella perfezione del suo ruolo: la sposa, la moglie, la consacrata.
Ma insieme alla sposa luminosa, nell’archetipo vive anche l’ombra della moglie ferita: Era tradita riversa la collera non sul marito, ma sulla rivale, e in questo gesto rivive il mito della dea gelosa e implacabile. È una donna che mette l’uomo al centro della sua vita, che si misura attraverso di lui e nella sua unione trova senso e identità.
Poco interessata all’amicizia femminile, non conosce la confidenza intima con un’amica del cuore: i suoi rapporti con le donne sono alleanze più che legami personali. Spesso diffida delle single, delle divorziate, delle vedove, come se fossero minacce all’integrità del suo matrimonio. Madre più per dovere che per impulso, non esita a sacrificare i figli se costretta a scegliere tra loro e il marito.

Aspetto distruttivo
Nella vedovanza, la donna Era può perdere non solo il compagno, ma se stessa: con lui svanisce il ruolo che la definiva. Allora il suo dolore può trasformarsi in un lutto interminabile, in una solitudine che pesa, in una depressione che la consuma. Perché il suo destino interiore è scritto nel legame: senza di esso, la donna Era si sente alla deriva, priva della fiamma che la nutriva.
Immagine: libera interpretazione corporea

