.png)
Nella tradizione dello yoga, il corpo non è solo materia: è il tempio in cui si manifesta la nostra interiorità, uno spazio vivo in cui respirazione, movimento e consapevolezza si intrecciano. Allo stesso modo, la pratica dell’imagery – l’uso di immagini interiori evocative per esplorare e trasformare il nostro mondo psichico – ci invita a entrare in contatto con simboli che abitano il profondo e che, attraverso la forma immaginativa, parlano direttamente all’anima.
Abbiamo scelto di unire queste due vie in alcuni seminari che prendono ispirazione dalle divinità femminili dell’Olimpo greco, come le ha descritte la psicanalista junghiana Jean S. Bolen nel suo Le dee dentro la donna. Perché? Perché lo yoga e l’imagery condividono una stessa radice filosofica: entrambi riconoscono che la trasformazione interiore nasce dal dialogo fra corpo e immaginazione, fra gesto e significato.
Il corpo come ponte verso l’archetipo
Nelle sessioni dedicate alle divinità, le asana diventano gesti simbolici, incarnazioni di qualità interiori. Ogni dea rappresenta una forza archetipica: Atena la saggezza strategica, Afrodite la bellezza e l’amore, Artemide l’indipendenza e la libertà. Praticare un’asana dedicata a una divinità significa non solo muovere il corpo, ma risvegliare in sé quella stessa energia.
Il corpo si fa linguaggio e, attraverso la forma yogica, impariamo a sentire quelle qualità non come concetti astratti, ma come esperienze vive, respirate e radicate nella carne.
L’immaginazione come risonanza interiore
La sessione di imagery che segue la pratica yoga completa il lavoro corporeo. L’immaginazione, infatti, non è evasione dalla realtà, ma una via di accesso alla profondità psichica. Le immagini che sorgono, guidate dalla presenza della divinità, sono strumenti trasformativi: ci permettono di riconoscere e integrare parti di noi stesse, di dare volto e voce a potenzialità spesso dimenticate.
Così il mito si rivela non come racconto lontano, ma come specchio interiore: incontrare Artemide in un’immagine significa incontrare la nostra parte libera e selvaggia; ascoltare Afrodite è aprirsi al potere dell’amore e della relazione; accogliere Demetra è riconnettersi alla forza della cura e della nutrizione.
L’unione dei due linguaggi
Lo yoga prepara il terreno: attraverso il respiro e il movimento, radica e apre il corpo. L’imagery raccoglie questa apertura e la trasforma in esperienza simbolica, in viaggio interiore. Insieme, i due strumenti si completano:
- lo yoga ancora l’archetipo nel corpo,
- l’imagery lo rende vivo nella psiche.
Questa sinergia crea un processo di integrazione che tocca la persona nella sua totalità: fisica, emotiva, simbolica e spirituale.
I benefici
Unire yoga e imagery offre benefici che vanno oltre la somma delle due pratiche:
- rafforza la consapevolezza corporea e la percezione sottile,
- facilita il contatto con la dimensione archetipica e simbolica dell’esistenza,
- stimola creatività, intuizione e capacità immaginativa,
- sostiene un processo di trasformazione personale in cui corpo e anima camminano insieme.
.png)
Conclusione
I seminari dedicati alle dee dell’Olimpo vogliono essere un invito: scoprire come i miti antichi non siano solo storie del passato, ma linguaggi vivi che parlano al nostro presente. Attraverso lo yoga e l’imagery, le divinità diventano maestre interiori, energie da risvegliare, possibilità da incarnare.
Perché, in fondo, incontrare una dea significa incontrare una parte di noi stesse.

